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Il “Teatro Le Forche”, nell’ambito del progetto di Residenza Teatrale in Puglia “Scenari in Rete/Teatro Civile: i Teatri della Memoria” e in collaborazione con la Biblioteca Civica di Statte, promotrice del progetto “Parole in penombra...d’estate”, organizza l’evento “Sostiene Pereira”. L’appuntamento è per venerdì 25 giugno 2010, alle ore 20, nella Biblioteca Civica di Statte. L’incontro proporrà una riflessione sull’articolo 21 della Costituzione Italiana, attraverso la lettura drammatizzata di “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi. Introdurrà il sindaco di Statte Angelo Miccoli, interverrà il giornalista della “Gazzetta del Mezzogiorno” Mimmo Mazza, vicepresidente di Assostampa Puglia. A partire dalle ore 21, gli attori Giancarlo Luce, Giuseppe Ciciriello ed Ermelinda Nasuto, con la partecipazione di Michele Cipriani, faranno rivivere l’agosto 1938 di Tabucchi. La regia del reading teatrale è di Giancarlo Luce.
Da “Il Gazzettino” 1994
In una torrida giornata d'agosto di Lisbona al mattino comprai un quotidiano della città e lessi la notizia che un vecchio giornalista era deceduto all'Ospital de Santa Maria di Lisbona e che le sue spoglie erano visibili per l'estremo omaggio nella cappella di quell'ospedale. Per discrezione non desidero rivelare il nome di quella persona. Dirò solo che era una persona che avevo fuggevolmente conosciuto a Parigi, alla fine degli anni sessanta, quando egli, da esiliato portoghese, scriveva su un giornale parigino. Era un uomo che aveva esercitato il suo mestiere di giornalista negli anni quaranta e cinquanta, in Portogallo, sotto la dittatura di Salazar. Ed era riuscito a giocare una beffa alla dittatura salazarista pubblicando su un giornale portoghese un articolo feroce contro il regime. Poi, naturalmente, aveva avuto seri problemi con la polizia e aveva dovuto scegliere la via dell'esilio. Sapevo che dopo il Settantaquattro, quando il Portogallo ritrovò la democrazia, era ritornato nel suo paese, ma non lo avevo più incontrato. Non scriveva più, era in pensione, non so come vivesse, era stato purtroppo dimenticato. In quel periodo il Portogallo viveva la vita convulsa e agitata di un paese che ritrovava la democrazia dopo cinquant'anni di dittatura. Era un paese giovane, diretto da gente giovane. Nessuno si ricordava più di un vecchio giornalista che alla fine degli anni quaranta si era opposto con determinazione alla dittatura salazarista. Il dottor Pereira mi visitò per la prima volta in una sera di settembre del 1992. A quell'epoca lui non si chiamava ancora Pereira, non aveva ancora i tratti definiti, era qualcosa di vago, di sfuggente e di sfumato, ma aveva già la voglia di essere protagonista di un libro. Era solo un personaggio in cerca d'autore. Non so perché scelse proprio me per essere raccontato. Lì per lì non seppi cosa dirgli, eppure capii confusamente che quella vaga sembianza che si presentava sotto l'aspetto di un personaggio letterario era un simbolo e una metafora: in qualche modo era la trasposizione fantasmatica del vecchio giornalista a cui avevo portato l'estremo saluto. Mi sentii imbarazzato ma l'accolsi con affetto. Quella sera di settembre compresi vagamente che un'anima che vagava nello spazio dell'etere aveva bisogno di me per raccontarsi, per descrivere una scelta, un tormento, una vita. In quel privilegiato spazio che precede il momento di prendere sonno e che per me è lo spazio più idoneo per ricevere le visite dei miei personaggi, gli dissi che tornasse ancora, che si confidasse con me, che mi raccontasse la sua storia. Lui tornò e io gli trovai subito un nome: Pereira.
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